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AMERICAN FUGITIVE

La traduzione e quasi arrivata al termine... siete pronti a godervelo durante le feste?

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CoccoLoco CoccoLoco
NOTIZIE DA GAMES TRANSLATOR:
  • NOTIZIE DAL SITO:
  • 18-11-2020 - Traduzione American Fugitive - meno di 1000 righe per completarla.
  • 13-11-2020 - La traduzione This is the Police - verrà ripresa appena finisco AMERICAN FUGITIVE
  • 10-10-2020 - HACKNET traduzione IN CODA...

King Arthur II The Role Playing + DLC Dead Legion

   (1 Recensione)

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Scarica e scompatta allegato, copiare la cartella " Strings " nella root principale..

Stessa procedura per la DLC..

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CoccoLoco

   2 di 2 utenti ha trovato utile questa recensione 2 / 2 utenti

Re Artù e l’isola della Britannia

Le vicende narrate cominciano dai presupposti lasciati in dote dell’espansione Fallen Champions, mediocre ponte di collegamento tra questo secondo capitolo e il primo King Arthur. Re Artù è gravemente malato per via di un maleficio dalle origini misteriose legato ad un arcano incantesimo. Starà quindi a noi, il prode principe, metterci sulle trace di Merlino, l’unico capace di risolvere la situazione, potendo fare affidamento anche su Ginevra e Lancillotto in grado di aiutarci a sconfiggere le orde di mostri nemiche.

Per chi ha pre-acquistato il gioco è stato incluso il DLC Dead Legions, disponibile separatamente per una decina di euro, in grado di aggiungere un prologo, con tanto di nuove unità, della durata di qualche ora dove si interpreta il romano Septimus Sulla tornato dall’aldilà grazie alla guida dello spirito di Adriano con lo scopo di riunificare le province protette dall’imponente vallo fatto costruire da quest’ultimo. La componente narrativa è nel complesso ben fatta e ben ritmata. Nonostante non sia nulla di clamorosamente epico, considerando che la narrazione è per lo più testuale e dialogica con rarissime cut-scene statiche a basso budget, riesce comunque a coinvolgere e insinuare nel videogiocatore la voglia di proseguire celermente per scoprire l’evolversi delle vicende presentate.

Gioco di ruolo

La formula di gioco di King Arthur II è ripresa pari pari dal primo fresco e originale episodio.

In quello che è de facto in tutto e per tutto uno strategico molto simile a quelli della serie Total War, con mappa gestionale a turni inframezzata da combattimenti in tempo reale con una decisa zoomata sul campo di battaglia, è innestata una componente ruolistica di tutto rispetto in grado per certi versi di ricordare qualche avventura testuale. In pratica, in virtù anche di quanto detto al paragrafo precedente, non ci si limita a dover conquistare l’intera isola britannica epurandola da mostri e nemici: si procede attraverso quest, veri e propri obiettivi a forma di pergamena sulla mappa, che spesso prevedono succosi dialoghi a scelta multipla e non necessariamente sfociano in battaglie. Proprio così: per raggiungere i propri scopi non si deve per forza usare la forza se si fanno scelte oculate o talvolta azzardate come esplorare dungeon oppure fidarsi o meno di determinati individui. Ovviamente in certi frangenti lo scontro è inevitabile ma è interessante notare come si può effettivamente variare spesso il risultato finale in maniera tangibile imbattendosi più di una volta in piacevoli sorprese.

I risvolti sono anche altri: ci imbatteremo spesso in scelte morali di fronte alle quali si può essere buoni e giusti o dei tiranni senza scrupoli oppure bisogna fare scelte precise tra cristianesimo e paganesimo andando a definire il proprio allineamento in un grafico a quattro direzioni simile a quello già visto in King Arthur. Il tutto per accedere alle unità più avanzate specifiche per ciascuna fazione, quali potenti angeli o bestie varie per non parlare delle unità più clamorose come i golem di pietra, e definire quali sono le skill disponibili per il nostro eroe. Gli alberi di queste abilità sono giustamente ampi e aprono un ventaglio di possibilità nel quale è impossibile non trovare quelle adatte al proprio stile di gioco. Anche le unità appartenenti al nostro esercito acquisiscono esperienza e possono disporre di qualche abilità speciale. Importante anche l’equipaggiamento in dote all’eroe che impersoniamo e il relativo sistema di crafting che vi ruota attorno.

In pratica sia la componente ruolistica, sia quella per così dire avventuriera risultano riuscite così bene da emergere come veri e propri punti di forza di questa produzione.

Il mio regno

Per quel che riguarda la gestione dei propri territori invece bisogna riconoscere che a parte la costruzione di qualche edificio nelle città conquistate e arruolare i soldati c’è poco da fare e difficilmente si avranno problemi di soldi a disposizione. Ovvio: non si corre il rischio di imbattersi in una eccessiva microgestione ma così si finisce per rendere troppo superficiali componenti abbozzate e solo accennate come quelle della diplomazia.  Inspiegabile invece la motivazione che impedisce di controllare più di tre eserciti, solo da certi momenti a seguito di evoluzioni a livello di trama, costringendo per un lungo periodo a fare tutto con uno soltanto. Ecco spiegato forse il perché di un IA non particolarmente brillante che difficilmente attacca i nostri indifesi territori e troppo spesso mantiene un atteggiamento passivo.

Per quel che riguarda i combattimenti in tempo reale, decisamente tradizionali e ancora una volta tremendamente simili a quelli dei vari Total War, gli sviluppatori hanno lavorato duramente ascoltando i feedback ricevuti a seguito del primo capitolo, trasformando quella che era una difficoltà elevata in un’eccessiva facilità. Ora è possibile passeggiare comodamente sulle forti armate nemiche quando precedentemente al livello di difficoltà più basso risultava arduo anche il più banale degli scontri. Meglio così: anche i  meno vogliosi di impegnarsi potranno comunque divertirsi senza troppi patemi considerando anche che è possibile saltare quasi tutti i combattimenti delegandoli a una risoluzione automatica. Peccato che venga a mancare parte di quella componente-tattico strategica: scagliare le proprie truppe variegate e bilanciate, in quanto costituite fanti leggeri e pesanti, lancieri, cavalieri e lord vari, contro le avversarie porta spesso a una rapida e quasi indolore vittoria a patto di non compiere clamorosi errori come lanciare nella mischia gli arcieri. Solo in alcuni casi è veramente fondamentale controllare alcuni punti della mappa, soprattutto per quanto riguarda alcuni specifici spawn point di truppe nemiche.

Una volta completata la lunga campagna principale è possibile dilettarsi nella modalità scenario all’interno della quale si può dare origine a combattimenti su una manciata di mappe scegliendo le truppe a propria disposizione: poco se si considera che è venuta completamente a mancare nella sua interezza la modalità multiplayer.

100 milioni di poligoni su schermo

Nel suo complesso a livello prettamente estetico King Arthur II non soffre di complessi di inferiorità al punto da risultare estremamente gradevole e piacevole all’occhio grazie anche allo stile fantasy che lo caratterizza.

Innanzitutto la mappa della fase gestionale riproduce l’isola britannica con cura: perfino l’acqua è realizzata dignitosamente, il vallo di Adriano è imponente e maestoso, le foreste e le nebbie donano atmosfera al tutto, la candida neve invernale ancora di più. Insomma fin qui nulla di cui lamentarsi.

Durante i combattimenti in tempo reale è decisamente più spettacolare. Ancora una volta il paragone con la serie Total War scatta automaticamente: non siamo ai livelli di Shogun II ma la distanza non è neppure così elevata. Gli screen parlano da soli: il colpo d’occhio è spesso da mascella spalancata con ampi orizzonti e una vegetazione folta. Le truppe sono ben modellate e pure ben animate nei movimenti e nei combattimenti: pregevoli i colpi di classe come i cavalli che non si lasciano controllare docilmente dai propri cavalieri. La telecamera si controlla agevolmente come di consueto ed è completamente ruotabile oltre che zoomabile fino a livelli prossimi al terreno così da mettere ben in evidenza le qualità dei soldati. Anche le magie più potenti a disposizione del nostro eroe, o perché no di quelli avversari, sono estremamente spettacolari. Eppure c’è qualche piccolo difetto: le texture del terreno non sempre convincono appieno, ai bassi livelli di qualità perde veramente tanto, l’interfaccia utente non è sempre ottimale sopratutto a certe risoluzioni, non gira sempre fluido e i caricamenti risultano un filo troppo lunghi.

Per quel che riguarda l’audio le musiche di accompagnamento sono buone e disponibili in quantità: i temi medievaleggianti che le caratterizzano non stancano. Molto buono, quanto meno per un non-madrelingua, il doppiaggio, che, come i testi, è esclusivamente in inglese. L’idea è quella di simulare una sorta di voce narrante visto che è sempre lo stesso doppiatore la voce di tutti i personaggi anche durante gli incisi dei discorsi diretti.

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